L'uomo che amava la carta

Ieri sera è morto Sidney Harman, il tycoon che rimarrà impresso nelle orecchie di chiunque negli ultimi cinquant’anni abbia ascoltato buona musica da un impianto Harman/Kardon. E’ morto per le complicazioni di una leucemia acuta alla “giovane età di 93 anni”, come ha scritto la famiglia nell’annuncio diffuso nella notte. Harman è stato imprenditore visionario, filantropo, politico e marito di una deputata democratica.
13 APR 11
Ultimo aggiornamento: 01:37 | 16 AGO 20
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Ieri sera è morto Sidney Harman, il tycoon che rimarrà impresso nelle orecchie di chiunque negli ultimi cinquant’anni abbia ascoltato buona musica da un impianto Harman/Kardon. E’ morto per le complicazioni di una leucemia acuta alla “giovane età di 93 anni”, come ha scritto la famiglia nell’annuncio diffuso nella notte. Harman è stato imprenditore visionario, filantropo, politico e marito di una deputata democratica; l’anno scorso ha comprato dal Washington Post Co. il magazine Newsweek, brand storico della famiglia Graham in crisi di vendite e di identità. Quella di Harman non è stata un’operazione umanitaria: l’imprenditore era convinto che rinnovando la struttura e rinfrescando le idee il magazine potesse tornare ad essere un punto di riferimento per il giornalismo mondiale e allo stesso tempo dare profitti. Senza uscire dal supporto cartaceo, suo amore e ossessione.

Ha messo alla direzione Tina Brown, il “dittatore sui tacchi” che ha scritto la storia di Vanity Fair e New Yorker, e ha stretto un patto di ferro con Barry Diller, altro imprenditore di lungo corso, che aveva lanciato il magazine online The Daily Beast. Dall’incontro, inizialmente non proprio amichevole, fra i due mondi è nato il primo magazine a due velocità, con redattori intercambiabili e contenuti tagliati a seconda delle piattaforme. Il Foglio ha raccontato nel dettaglio la morte e resurrezione di Newsweek e fonti all’interno del giornale hanno spiegato i tratti della battaglia di idee fra Harman e Diller. Uno credeva che la fine della carta fosse ancora da scrivere: ha detto basta alla carta da brochure del supermercato e ha imposto un prodotto più consistente per sostenere contenuti migliori e attrarre gli inserzionisti; l’altro ha potenziato la piattaforma in rete perché Newsweek potesse svilupparsi in quantità. La morte di Harman non è soltanto la fine di un impero economico, ma un brutto colpo per chi non si è rassegnato alla scomparsa di giornali e idee nel mare indistinto delle news.